Ti sei mai chiesto perché, nonostante tutti i tuoi tentativi meticolosi, l’intelligenza artificiale non ti dia mai esattamente quello che vuoi? Passi ore a formulare la prompt perfetta, a scegliere ogni singola parola, solo per trovarti con un risultato mediocre. È frustrante, vero? Ma se ti dicessi che tutto quello che hai imparato sui prompt potrebbe essere sbagliato, e che la vera chiave per sbloccare il potenziale dell’IA è molto più semplice di quanto pensi?
Il CEO di Remote, Job van der Voort, un vero e proprio “power user” di IA, ha rivelato un approccio rivoluzionario che sta cambiando il modo di interagire con questi strumenti potentissimi. E la notizia migliore? Non richiede complicate tecniche da guru dell’informatica.
Perché i prompt scritti sono un vicolo cieco
Van der Voort, che utilizza l’IA quotidianamente per costruire strumenti per la sua startup di reclutamento globale, ha una filosofia chiara: abbandonare la scrittura meticolosa dei prompt a favore di un’interazione più naturale.
Parla con l’IA come parleresti con una persona.
Il potere della conversazione vocale
Il motivo è sorprendentemente logico. Quando parli con il tuo assistente vocale o con un chatbot tramite dettatura vocale, tendi a includere automaticamente più dettagli, contesto ed esempi. Questo avviene perché la conversazione orale è più fluida e meno restrittiva della digitazione.
Chi digita invece tende ad accorciare, a tagliare, a “redigere” la propria richiesta per pigrizia o per cercare di ottimizzare. Questo, paradossalmente, porta a una perdita di informazioni cruciali per l’IA.
- Parlando, si aggiunge naturalmente più contesto.
- La facilità del parlato permette di esprimere sfumature difficili da scrivere.
- Si evitano le “scorciatoie” che impoveriscono il prompt.
Il trucco “segreto” che migliora drasticamente l’output
La strategia di Van der Voort è semplice: usare la funzione “voice-to-text” disponibile nella maggior parte degli strumenti di IA, da ChatGPT a Claude Code. Lui la usa per tutto, dalla ricerca alla scrittura di codice, fino alla creazione spontanea di app durante le riunioni.
Ma non si tratta solo di usare la voce. Si tratta di abbandonare l’idea di un prompt “perfetto” predefinito. Invece di cercare la frase esatta da copiare e incollare, pensa a cosa ti serve veramente.
Come applicare questo metodo (senza pensare troppo)
Ecco come puoi passare da prompt statici a un’interazione dinamica e più efficace:
- Sii concreto: Inizia descrivendo con parole tue qual è il tuo obiettivo. “Voglio capire questo…” o “La mia ipotesi è questa…”.
- Dai contesto: Spiega il perché della tua richiesta, inserisci dettagli ambientali o di scopo che l’IA non potrebbe conoscere.
- Non aver paura di divagare: Se stai parlando, è naturale che tu aggiunga qualche dettaglio in più. L’IA lo apprezzerà.
- Pensa a un dialogo: Immagina di spiegare il problema a un collega molto intelligente ma ignaro del tuo specifico progetto.
Quando si tratta di programmazione, ad esempio, Van der Voort parla all’IA per generare un piano, e poi interviene per correggere eventuali imprecisioni. Questo processo iterativo, guidato dalla conversazione, è molto più produttivo che scrivere lunghi blocchi di codice da zero.
Perché funziona così bene
I modelli linguistici di grandi dimensioni che alimentano questi chatbot costruiscono il testo “token per token”, piccole unità di significato. Più contesto e dettagli fornisci, più l’IA è guidata nella scelta del token successivo corretto, aumentando esponenzialmente le probabilità di ottenere un risultato pertinente e di alta qualità. In questo modo, la tecnologia è incredibilmente veloce e il suo potenziale enorme.
Sei ancora incerto su come abbandonare i tuoi prompt scritti? Prova a parlare con la tua IA per una settimana e vedi la differenza. Cosa ne pensi di questo approccio più colloquiale?








