Marte: molecole organiche “difficili da spiegare senza vita”, studio NASA

Hai mai immaginato cosa si nasconde tra le rocce di Marte? Forse più di quanto pensiamo. Di recente, gli scienziati hanno scoperto molecole organiche a catena lunga, chiamate alcani, negli antichi depositi di fango del pianeta rosso. Ma la vera sorpresa è arrivata con un nuovo studio guidato dalla NASA: questi composti, nella loro abbondanza originale prima che la radiazione la riducesse, sembrano avere una spiegazione biologica difficile da ignorare.

Le molecole che non dovrebbero esserci (così abbondanti)

Le scoperte iniziali del rover Curiosity avevano già rivelato tracce di alcani nel fango marziano, ma a concentrazioni relativamente basse (circa 30-50 parti per miliardo). Questo non è di per sé una prova di vita, ma è bastato ad accendere la curiosità di Alexander Pavlov e del suo team al Goddard Space Flight Center della NASA.

La radiazione marziana: un nemico implacabile per gli organici

Il punto cruciale è che il fango marziano dove sono stati trovati questi alcani è esposto alla dura radiazione cosmica da circa 80 milioni di anni. Sappiamo bene che questa radiazione è capace di distruggere le molecole organiche nel tempo. Pavlov e colleghi hanno quindi fatto una domanda fondamentale: qual era la concentrazione originale di queste molecole prima che la radiazione facesse il suo corso?

Un calcolo che cambia tutto

Utilizzando esperimenti di radiolysis in laboratorio, i ricercatori hanno stimato la velocità con cui la radiazione distrugge i precursori degli alcani. I risultati sono stati sorprendenti: la concentrazione originale di queste molecole potrebbe essere stata molto più alta, oscillando tra i 120 e i 7.700 parti per milione (ppm).

Da dove venivano queste molecole?

A questo punto, il team ha analizzato i meccanismi non biologici che avrebbero potuto depositare o creare queste molecole su Marte. Tra le ipotesi: polvere interplanetaria, meteoriti, fallout dall’atmosfera, chimica idrotermale o reazioni come la serpentinizzazione. Tutti questi processi, anche combinati tra loro, non sono riusciti a spiegare l’elevata abbondanza originale stimata.

  • I meteoriti portano sulla Terra molecole organiche, ma la quantità su Marte potrebbe non bastare.
  • La chimica idrotermale è un’altra possibile fonte, ma le condizioni potrebbero non essere state ottimali per formare catene così lunghe.
  • La polvere interplanetaria è diffusa, ma la sua concentrazione specifica nel fango marziano è difficile da quantificare con precisione.

In parole povere, i processi abiotici noti faticano a giustificare una scorta così “generosa” di alcani a catena lunga sul Marte primordiale. La carta di studio è molto chiara nel sottolineare che questo non è ancora un sigillo definitivo sulla vita extraterrestre. Potrebbero esistere meccanismi di formazione di alcani totalmente estranei alla nostra conoscenza, o forse non comprendiamo appieno come la radiazione interagisce con questi composti sul pianeta rosso.

Cosa significa questo per la ricerca di vita?

Marte è già noto per ospitare una varietà di molecole organiche. La vera domanda che ci poniamo ora è: cosa ci dicono queste molecole sulla sua abitabilità passata o presente? La ricerca, pubblicata sulla rivista Astrobiology, ci invita a guardare queste scoperte con un occhio critico e a preparare il terreno per ulteriori indagini.

E tu, cosa ne pensi di queste scoperte? Credi che Marte nasconda ancora segreti legati alla vita?

Giulia Moretti
Giulia Moretti

Piacere, Giulia! Sono una giornalista digitale con la passione per il "problem solving". Adoro scovare curiosità e trucchi che nessuno conosce per risparmiare tempo e denaro. Il mio stile è diretto e pratico: se c'è un modo più furbo per fare qualcosa, lo troverò e lo condividerò con te nei miei articoli.

Articoli: 787

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *