Sei preoccupato che la tecnologia ci stia rubando il lavoro? Immagina di lasciare il volante a un algoritmo su un pianeta alieno. La buona notizia è che la guida autonoma è più vicina di quanto pensi, anche a milioni di chilometri da casa.
La recente impresa del rover Perseverance su Marte non è solo un altro passo avanti; è un balzo verso un futuro di esplorazione spaziale rivoluzionato. Stiamo parlando di due giorni interi di guida autonoma, senza un comando umano diretto. Ma cosa significa davvero per noi qui sulla Terra?
Marte, il nuovo campo di addestramento per l’IA
Il cosmo è un luogo dove il ritardo nelle comunicazioni è una realtà, non solo un inconveniente. Tra la Terra e Marte ci sono circa 25 minuti di ritardo in ogni direzione. Questo significa che quando invii un comando, è passato un bel po’ di tempo prima che arrivi a destinazione e che tu riceva una risposta.
Spiegando meglio, proprio come si pianifica un viaggio su strada, i piloti di rover qui sulla Terra esaminano immagini e dati altimetrici per impostare una serie di “waypoint”, ovvero punti di passaggio. Di solito, questi waypoint non superano i 100 metri l’uno dall’altro. Il piano di guida viene poi trasmesso alla Rete Spaziale Profonda (DSN) della NASA, che lo invia a uno degli orbiter attivi, il quale a sua volta lo ritrasmette al Perseverance.
L’intelligenza artificiale entra in gioco
Ma facciamo un passo avanti. In questa dimostrazione rivoluzionaria, l’IA ha analizzato immagini satellitari ad alta risoluzione e modelli digitali di elevazione del terreno marziano. Il risultato? Un percorso intelligente e sicuro, capace di identificare e aggirare ostacoli come sabbia instabile, campi di massi, roccia affiorante e sporgenze pericolose.
Una volta definita questa rotta, il sistema di navigazione automatica del Perseverance ha preso il comando. Questo sistema è significativamente più autonomo rispetto ai suoi predecessori: può elaborare immagini e piani di guida persino mentre è in movimento.
La simulazione: un passaggio cruciale
Ma prima di trasmettere questi waypoint cruciali al rover, c’è stato un altro passaggio fondamentale. Presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA, esiste un “gemello” del Perseverance chiamato “Vehicle System Test Bed” (VSTB). Immaginalo come un parco giochi ingegneristico dove i team possono testare soluzioni o affrontare sfide analoghe a quelle marziane, qui sulla Terra.
Questi modelli ingegneristici sono una pratica comune nelle missioni su Marte, e il JPL ne possiede uno anche per il rover Curiosity. Questo ci porta a un’intuizione pratica: prima di lanciare una tecnologia critica nello spazio, testarla meticolosamente in un ambiente controllato è fondamentale.
Il futuro è autonomo
Vandi Verma, roboticista spaziale al JPL, esprime entusiasmo: “Gli elementi fondamentali dell’IA generativa stanno mostrando un enorme potenziale nel semplificare i pilastri della navigazione autonoma per la guida fuori dal pianeta: percezione (vedere rocce e increspature), localizzazione (sapere dove siamo) e pianificazione e controllo (decidere ed eseguire il percorso più sicuro)”.
Ci stiamo dirigendo verso un futuro in cui l’IA aiuterà i nostri rover a percorrere chilometri minimizzando il carico di lavoro degli operatori e segnalando caratteristiche di superficie interessanti analizzando enormi raccolte di immagini.
Oltre Marte: l’IA in esplorazione
L’IA sta diventando pervasiva, ma la NASA non sta semplicemente seguendo la tendenza. L’azienda sviluppa da tempo sistemi di navigazione automatica per necessità. Infatti, il mezzo di guida principale di Perseverance è proprio il suo sistema di navigazione autonoma. Il vero ostacolo alla guida completamente autonoma è l’incertezza crescente sulla posizione del rover man mano che si sposta senza assistenza umana.
La soluzione attuale è la ri-localizzazione del rover sulla mappa, un processo che richiede tempo e un ciclo completo di comunicazione Terra-Marte. Ciononostante, la NASA sta lavorando affinché il Perseverance utilizzi l’IA per questo tipo di ri-localizzazione, confrontando immagini orbitali con quelle a livello del suolo. È molto probabile che l’IA eccella in questo compito.
L’impatto dell’IA sull’esplorazione planetaria è innegabile. Il prossimo rover marziano potrebbe essere radicalmente diverso, con navigazione autonoma avanzata e altre funzionalità IA. Già si pensa a uno sciame di droni che usciranno da un rover per espandere il raggio di esplorazione. Questi sciami sarebbero controllati dall’IA per lavorare in modo indipendente e coordinato.
E non è solo Marte a beneficiare dell’IA. La missione Dragonfly della NASA verso Titano, la luna di Saturno, farà un uso estensivo dell’IA, non solo per la navigazione autonoma dell’elicottero, ma anche per la gestione autonoma dei dati. “Immaginate sistemi intelligenti non solo a terra sulla Terra, ma anche in applicazioni edge nei nostri rover, elicotteri, droni e altri elementi di superficie, addestrati con la saggezza collettiva dei nostri ingegneri, scienziati e astronauti NASA,” afferma Matt Wallace, manager dell’Exploration Systems Office del JPL. “Questa è la tecnologia rivoluzionaria di cui abbiamo bisogno per stabilire l’infrastruttura e i sistemi necessari per una presenza umana permanente sulla Luna e portare gli Stati Uniti su Marte e oltre.”
Questo articolo è stato originariamente pubblicato da Universe Today. Leggi l’articolo originale.
Cosa ne pensi? Quanto siamo vicini a vedere auto completamente autonome sulle nostre strade, ispirate da queste conquiste spaziali?








