Homeoffice su una barca a vela: “Il mio lavoro inizia alle 21:00”

Sogni di lavorare da remoto, ma l’idea di chiuderti in un appartamento per ore ti deprime? E se ti dicessi che puoi unire la passione per il mare e la libertà con la tua carriera? Molti pensano sia impossibile, ma la realtà di Jeremy Brand Yuan dimostra il contrario. Scopri come ha trasformato una barca a vela in un ufficio, sfidando orari e convenzioni. Preparati a riconsiderare ogni tua certezza sul “lavoro da casa”.

Dagli uffici di San Francisco alla vita in mare: un salto nel vuoto

Jeremy Brand Yuan, 39 anni, ne sapeva qualcosa di vita d’ufficio a San Francisco. Ma l’esperienza del lavoro da remoto durante la pandemia ha acceso in lui una lampadina. “Una volta assaggiata la libertà, non si torna indietro,” racconta. La necessità di essere fisicamente presente nel suo team era svanita, così come la pesantezza dei costi di una metropoli.

La scelta di Taiwan e l’abbraccio del mare

Con metà delle sue origini in Taiwan, Jeremy ha deciso di trasferirsi. Lì vive una doppia vita: lavora come product marketer da remoto per un’azienda di software, dividendo il suo tempo tra un appartamento a Taipei e il suo vero ufficio: una barca a vela ancorata nel sud-est asiatico.

Vivere al contrario: quando il lavoro inizia a tarda sera

La sfida più grande? Adattarsi al fuso orario statunitense. Per Jeremy, questo significa che la sua giornata lavorativa “ufficiale” inizia intorno alle 21:00, per finire alle 5 del mattino. Ogni compromesso ha il suo prezzo, ma la visione del sorgere del sole dal ponte della sua barca, dopo una notte di lavoro, ripaga ogni sacrificio.

La barca a vela: non solo un hobby, ma un vero e proprio stile di vita

Iniziato quasi per gioco nel luglio 2023, il desiderio di cavalcare le onde è diventato un pilastro della sua esistenza. Dopo un corso base e molta autodidattica online, ha trovato la sua casa galleggiante a Langkawi, Malesia. Una barca di 22.500 euro, ideale per essere gestita da solo e con spazio sufficiente per un angolo scrivania.

  • Costi contenuti: Nonostante le spese di ormeggio e manutenzione, vivere su una barca nel sud-est asiatico è sorprendentemente economico, soprattutto se confrontato con i prezzi di città come San Francisco.
  • Indipendenza alimentare: Ristoranti sulla spiaggia o piccole isole con mercati non sono mai a più di un giorno di navigazione di distanza, garantendo il rifornimento di provviste.
  • Pause rigeneranti: Dopo quattro-sei settimane in mare, Jeremy torna a Taipei per ricaricare le energie.

La tecnologia al servizio del nomade digitale acquatico

Per mantenere un collegamento stabile, Jeremy ha investito in Starlink. Sebbene ci siano brevi interruzioni del segnale quando il “mast” (l’antenna) ostacola i satelliti, è una soluzione fondamentale per non perdere il filo delle riunioni virtuali.

La routine a bordo: sole, sudore e responsabilità

Mai navigare durante l’orario di lavoro. La sicurezza prima di tutto: quando Jeremy è “in ufficio”, la sua barca è ancorata o in un porto sicuro. Le gite in mare con la barca in movimento sono più brevi, dato che le batterie durano circa tre notti e stare vicino a una fonte di energia a terra è essenziale.

  • Esplorazione locale: Noleggiando scooter, Jeremy scopre i territori in cui approda, immergendosi nella cultura locale con facilità.
  • Esperienze uniche: Come per il suo compleanno, dove ha guidato fino a Khao Lak in Thailandia per surf e cavalcate.

L’ombra dell’isolamento: una scelta che richiede sacrifici

La vita da gabbiano solitario, però, ha un suo rovescio della medaglia: l’isolamento. Altri velisti incontrati hanno vite “nomadi”, i turisti vanno e vengono. Nonostante la piacevolezza delle conoscenze acquisite, raramente si trasformano in amicizie durature. Il suo impegno sociale ne risente.

Il supporto familiare: una base solida

La madre di Jeremy, inizialmente preoccupata per la sua sicurezza, ha sempre appoggiato le sue scelte, senza mai mettere in discussione le sue decisioni di vita. Un supporto fondamentale che gli permette di perseguire i suoi sogni.

Rientrare in ufficio? L’idea fa tremare

Dopo due anni sull’acqua, Jeremy è ancora entusiasta del suo nuovo mondo. L’idea di tornare in un ufficio, con la sua mancanza di privacy e il caos olfattivo dei pranzi altrui, lo disgusta. La sua barca, al contrario, è un rifugio accogliente e libero da distrazioni umane.

Carriera o tramonti: la scelta è fatta

Potrebbe l’isolamento costargli opportunità professionali? Forse. Ma per Jeremy, questa fase della vita non è quella del guadagno a tutti i costi o della carriera fulminea. Osservare il tramonto dalla prua della sua vecchia barca a vela, non ha prezzo.

E tu, cosa sacrificheresti per un lavoro che ti permetta di vivere i tuoi sogni, anche se significa invertire la rotta dei tuoi orari?

Giulia Moretti
Giulia Moretti

Piacere, Giulia! Sono una giornalista digitale con la passione per il "problem solving". Adoro scovare curiosità e trucchi che nessuno conosce per risparmiare tempo e denaro. Il mio stile è diretto e pratico: se c'è un modo più furbo per fare qualcosa, lo troverò e lo condividerò con te nei miei articoli.

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