Autismo: perché ragazze e ragazzi sono colpiti allo stesso modo ma le diagnosi arrivano in ritardo

Non è una novità che l’autismo sia spesso associato ai ragazzi, ma cosa succede quando le ragazze sono nella stessa barca, ma nessuno se ne accorge? Una recente ricerca svedese sta cambiando le carte in tavola, rivelando una realtà che potremmo aver trascurato per decenni: le donne e le bambine potrebbero essere sotto-diagnosticate in massa. Se non capiamo i sottili segnali, potremmo perdere l’opportunità di offrire supporto a chi ne ha più bisogno.

Per anni, l’immagine che abbiamo avuto dell’autismo è stata fortemente orientata verso i ragazzi. Un’immagine che ha plasmato la ricerca, la medicina e la percezione pubblica. Ma se ti dicessi che questa visione potrebbe essere incompleta? Una nuova e sorprendente ricerca proveniente dalla Svezia sta mettendo in discussione queste convinzioni radicate, suggerendo che le bambine e le ragazze potrebbero essere affette dall’autismo tanto quanto i loro coetanei maschi, ma spesso ricevono una diagnosi con anni di ritardo.

Un’ombra di diagnosi: il divario di genere nell’autismo

Uno studio di vasta portata pubblicato sul prestigioso “The British Medical Journal” ha analizzato i dati di oltre 2,7 milioni di persone. I risultati sono stati sorprendenti: entro i 20 anni, le cifre delle diagnosi di autismo tra ragazzi e ragazze tendono ad appianarsi quasi completamente. Questo quadro contrasta nettamente con le precedenti assunzioni, che indicavano una maggiore prevalenza nei maschi. Caroline Fyfe, autrice principale dello studio, ha evidenziato su “The Guardian” che “le nostre scoperte suggeriscono che la differenza di genere nella prevalenza dell’autismo è significativamente inferiore a quanto si pensasse in precedenza, poiché donne e ragazze vengono sotto-diagnosticate o diagnosticate tardivamente”.

Quando arriva il segnale? La differenza d’età nelle diagnosi

Ciò che rende ulteriormente affascinante questa ricerca è il momento in cui le diagnosi vengono effettivamente poste. I ricercatori del Karolinska-Institut hanno scoperto che i ragazzi ricevono una diagnosi in età più precoce, con un picco tra i dieci e i quattordici anni. Per le ragazze, invece, questo momento arriva molto più tardi, tra i quindici e i diciannove anni. È solo durante l’adolescenza che le ragazze iniziano a “recuperare terreno”, portando a un appianamento graduale delle cifre fino all’età adulta, dove il rapporto tra ragazzi e ragazze diventa quasi egualitario secondo lo studio.

Il “masking”: quando i sintomi sfuggono alla vista

Queste differenze temporali suggeriscono fortemente che l’autismo nelle ragazze spesso passi inosservato per molto tempo. Spesso, infatti, le ragazze autistiche mostrano sintomi meno evidenti. Durante l’infanzia, potrebbero essere percepite semplicemente come timide o socialmente riservate. I segnali della condizione possono essere facilmente trascurati o attribuiti ad altre cause. Molte ragazze autistiche sviluppano inoltre un’incredibile capacità di “mascherare” le loro insicurezze. Imparano a osservare attentamente le regole sociali e ad adattare il proprio comportamento, un fenomeno noto come “masking”.

Perché la diagnosi è più complicata per le ragazze?

Gli esperti sottolineano come la diagnostica possa diventare una sfida maggiore, specialmente per le ragazze con meno marcate difficoltà sociali. “I loro sintomi spesso appaiono più sottili”, spiega Sanna Stroth, a capo del gruppo di lavoro sull’autismo presso l’Università di Marburg, al “Science Media Center”. Inoltre, gli strumenti diagnostici tradizionali sono stati storicamente sviluppati e calibrati maggiormente sui profili maschili, rendendo più difficile identificare le presentazioni femminili dell’autismo.

Un cambiamento di prospettiva: una maggiore consapevolezza

Fortunatamente, la consapevolezza sull’autismo nelle ragazze e nelle giovani donne è cresciuta negli ultimi anni. Gli esperti ritengono che questo aumento di consapevolezza porti sia le persone autistiche a cercare più frequentemente una valutazione, sia il personale sanitario a essere più sensibile ai sintomi correlati. Questo solleva la speranza che sempre più ragazze ricevano la diagnosi e il supporto di cui hanno bisogno.

Cosa possiamo fare per migliorare le diagnosi?

Con la ricerca che si è concentrata a lungo principalmente su ragazzi e uomini, è cruciale che in futuro vengano prese in maggiore considerazione le specificità delle ragazze e delle donne autistiche. Questo significa:

  • Aggiornare gli strumenti diagnostici: Creare strumenti più sensibili alle diverse presentazioni dell’autismo, tenendo conto delle caratteristiche femminili.
  • Formare il personale sanitario: Assicurarsi che medici, psicologi e insegnanti siano consapevoli dei segnali sottili dell’autismo nelle ragazze e sappiano come identificarli.
  • Promuovere la consapevolezza pubblica: Educare la società sull’autismo, sfatando i vecchi stereotipi e promuovendo una comprensione più ampia e inclusiva.
  • Ascoltare le esperienze dirette: Dare voce alle donne e alle ragazze autistiche per comprendere meglio le loro sfide e le loro percezioni.

Molti sottovalutano quanto le norme sociali possano influenzare la percezione. Se una bambina è silenziosa e osservatrice, è più facile etichettarla come “timida” piuttosto che considerare la possibilità di un autismo non diagnosticato. Ma questo potrebbe significare perdere anni preziosi di interventi mirati.

Ora ti chiedo: hai notato caratteristiche simili in persone che conosci? Come pensi che la società potrebbe diventare più inclusiva nell’identificare e supportare l’autismo nelle ragazze?

Giulia Moretti
Giulia Moretti

Piacere, Giulia! Sono una giornalista digitale con la passione per il "problem solving". Adoro scovare curiosità e trucchi che nessuno conosce per risparmiare tempo e denaro. Il mio stile è diretto e pratico: se c'è un modo più furbo per fare qualcosa, lo troverò e lo condividerò con te nei miei articoli.

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