13 mesi in giro per il mondo con 2 bambini: il nostro viaggio che ha cambiato tutto

Ti senti sopraffatto dalla routine quotidiana? Tra lavoro, impegni scolastici e mille altre attività, le giornate scorrono veloci senza lasciare spazio a ciò che conta davvero: il tempo trascorso insieme alla famiglia. Se ti ritrovi a pensare che gli anni stiano passando troppo in fretta, questa storia ti farà riflettere. Una famiglia ha deciso di abbandonare tutto per un anno intero, cambiando radicalmente la propria prospettiva sulla vita.

La trappola della normalità

Nel vortice della vita moderna, ci siamo ritrovati a correre senza sosta per stare al passo con un calendario familiare fin troppo pieno. La teoria voleva che fosse stimolante, ma nella realtà era semplicemente estenuante. Ricordo ancora il picco del multitasking: ascoltavo mia figlia di sei anni leggere, preparavo la colazione e cercavo di mettermi l’eyeliner mentre le uova friggivano. Io e mio marito desideravamo giorni liberi, per connetterci davvero, ma le vacanze scolastiche non bastavano mai per staccare la spina. Vedevamo quanto facilmente gli anni potessero scivolare via, sepolti sotto vincoli organizzativi, fino al giorno in cui i bambini avrebbero fatto le valigie per il college. Volevamo fermare il tempo.

Il piano: un anno da nomadi digitali

Così, abbiamo concepito un piano audace: lasciare la nostra vita “normale” per un anno e vivere un’avventura selvaggia come famiglia. Pochi mesi fa, abbiamo affittato la nostra casa a Londra, messo via i nostri averi e, con solo due zaini e un bagaglio a mano, ci siamo diretti verso l’aeroporto. Non siamo partiti a caso. Abbiamo pianificato di vivere in tre località diverse, dedicando cinque settimane a ciascuna destinazione e viaggiando per il tempo rimanente tra un soggiorno e l’altro.

La nostra rotta: Giappone, USA e Paesi Bassi

Ho riorganizzato la mia consulenza di marketing concentrandomi sulla scrittura di viaggi e sulle conferenze, mentre la ricerca accademica di mio marito ha determinato la nostra scelta di luoghi. La sua ricerca ci ha permesso di ottenere i permessi di soggiorno necessari, autorizzando le bambine a frequentare la scuola. Abbiamo optato per il Giappone, gli Stati Uniti e i Paesi Bassi, fermandoci per tre o quattro mesi in ciascuno di essi.

  • Giappone: Abbiamo scelto Tsukuba per immergerci in una cultura completamente sconosciuta.
  • Stati Uniti: Great Neck, New York, vicino alle nostre origini, per dare alle bambine un assaggio della vita americana e trascorrere tempo prezioso con la famiglia.
  • Paesi Bassi: Leida, per sperimentare uno stile di vita incentrato su biciclette e canali.

Vivere con poco: la rivoluzione dello zaino

Vivere con solo due zaini ci ha costretti al minimalismo. Ho scoperto la gioia di sfuggire alla lista infinita di cose da fare quotidiana per concentrarmi sul vivere veramente. In Asia, ho quasi sempre indossato un unico abito lungo nero: perfetto per andare in bicicletta tra i vicoli o fare trekking nella giungla, e si adattava a ogni occasione. Se dovessi rifarlo, porterei ancora meno. Con meno possedimenti, il nostro spazio mentale è cresciuto. Potevamo concentrarci sul bello, senza sensi di colpa.

Educare in movimento: sfide e scoperte

Quando abbiamo parlato per la prima volta del nostro piano alle bambine, la più piccola ha pianto. Amavano le loro amiche, le loro insegnanti e il ritmo della scuola. Non riuscivano a immaginare di partire senza tornare. Abbiamo tentato di allettarle con vulcani e snorkeling in Indonesia, ma con il tempo si sono un po’ rassegnate. Amavano la maggior parte dei momenti, ma desideravano comunque casa. Abbiamo promesso che sarebbe stato solo un anno. La nostra priorità era infondere loro sicurezza e protezione. Abbiamo parlato di adattabilità come competenza di vita, ma le abbiamo anche tenute strette, ricordando loro quanto fossero amate.

  • Ogni giorno dicevamo: “Siamo ancora in viaggio”, e questo ci faceva sentire un team.
  • Le bambine hanno imparato a essere la nuova arrivata, a fare amicizia e ad adattarsi a ritmi sconosciuti.
  • Hanno imparato che si può reinventare la propria vita più di una volta.

Il ritorno: con occhi diversi

Il ritorno a Londra dopo 13 mesi è sembrato surreale. La nostra bambina più piccola, ormai sette anni, ha baciato il suolo all’aeroporto di Heathrow. Il viaggio ci ha trasformato. Ci ha regalato ricordi condivisi – gelato di Hokkaido, un road trip da New York a Miami, tramonti da una baita di montagna – ma, cosa ancora più importante, ci ha fatto capire cosa conta davvero: il tempo trascorso insieme, in modo rilassato, piuttosto che ristrutturazioni o calendari pieni. Siamo felici di essere tornati a casa, frullatore incluso. Ma stiamo già sognando la nostra prossima avventura.

Cosa ne pensi? Ti piacerebbe fare un’esperienza simile? Quali sono le tue paure e speranze riguardo a un lungo viaggio in famiglia?

Giulia Moretti
Giulia Moretti

Piacere, Giulia! Sono una giornalista digitale con la passione per il "problem solving". Adoro scovare curiosità e trucchi che nessuno conosce per risparmiare tempo e denaro. Il mio stile è diretto e pratico: se c'è un modo più furbo per fare qualcosa, lo troverò e lo condividerò con te nei miei articoli.

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