13 anni all’estero: non volevo tornare, finché questo momento ha cambiato tutto

Hai mai sognato di lasciare tutto e partire, esplorando il mondo senza una meta precisa? Per anni, quella è stata la mia realtà. Diciassette anni fa, ho varcato i confini del mio paese con un piano ben definito: un anno sabbatico. Quello che è successo dopo ha superato ogni mia aspettativa, trasformando un breve interludio in un’avventura ventennale. Ma il richiamo di casa si è fatto sentire quando meno me lo aspettavo.

Il grande sogno: un anno sabbatico, un anno di libertà

Correva l’anno 2010. Il mio partner e io, appena usciti dall’università e stanchi della routine, avevamo un desiderio ardente: viaggiare. Ci eravamo conosciuti quattro anni prima durante un semestre all’estero in Svizzera. Dopo quasi due anni di relazione a distanza, eravamo pronti a iniziare insieme questa nuova fase.

Il piano iniziale prevedeva sei mesi di lavoro e risparmio in Nuova Zelanda, seguiti da un tour di Australia e Sud-Est asiatico. L’idea era di tornare in patria, conseguire un master e poi gettarmi nel mondo del lavoro “adulto”. Ma il destino aveva altri piani.

Il “Gap Year” non finiva mai

Ci ritrovammo nel mezzo dell’autunno 2010. I social media come Instagram erano ancora agli albori e il mio smartphone era un lontano miraggio. Trovare persone con interessi simili online era quasi impossibile. Fu solo una volta arrivati in Nuova Zelanda, vagando tra ostelli e accettando lavori saltuari con altri backpacker, che ci rendemmo conto di quante persone vivessero letteralmente in viaggio.

Fu un vero e proprio slancio: scoprii il visto “working holiday” per l’Australia, le opportunità di insegnare inglese in Corea del Sud e come esplorare il Sud-Est asiatico con un budget risicato. Mi accorsi che un’intera generazione di ventenni, da tutto il mondo, stava scegliendo di abbandonare i percorsi prestabiliti e costruirsi una vita di pura libertà. Una libertà che mi conquistò completamente, tanto da farmi giurare che non sarei mai tornata alla vita “normale” di New York.

Tredici anni, cinque paesi: un’avventura indimenticabile

Negli anni successivi, la mia vita divenne un susseguirsi di nuove destinazioni e nuove esperienze:

  • Esplorazione del Red Centre australiano con un lungo road trip.
  • Immersioni nei mercati notturni di Taipei, un tripudio di sapori e culture.
  • Imparare a fare immersioni nelle Filippine, scoprendo un mondo sottomarino incredibile.

Anche le giornate lavorative assumevano un sapore d’avventura, perché le vivevo in luoghi sempre nuovi. Ho giurato a me stessa che non sarei mai più tornata a quella che percepivo come una vita “scontata”.

La svolta in Lituania: quando la libertà diventa solitudine

Spesso scherzo dicendo che è stata la Lituania a “rompermi”. Dopo cinque anni in Messico, la pandemia di Covid-19 ci ha obbligato a cercare nuove opportunità altrove. Così, nel luglio 2021, siamo atterrati in una piccola cittadina lituana. Le giornate estive erano lunghissime, con il sole dalle cinque del mattino fino alle undici di sera, e temperature gradevoli perfette per passeggiate e visite ai numerosi laghi. Il passaggio all’autunno è stato fulmineo, e a metà ottobre era già inverno.

Le lunghe giornate estive hanno lasciato il posto a notti infinite. Spesso mi ritrovavo seduta in cucina, caffè in mano, ad aspettare l’alba che non arrivava mai. Gli inverni erano duri, certo, ma la vera presa di coscienza è arrivata in provincia: mi sono resa conto di non avere legami reali, nessuna comunità, nessuno a cui rivolgermi in quelle mattine buie e solitarie. Una vita senza responsabilità era meravigliosa a vent’anni, ma quando ho compiuto trentacinque anni durante il mio secondo inverno lituano, mi sono sentita completamente alla deriva.

Il richiamo di Seattle: una scelta inaspettata

Quando il mio partner ha ricevuto un’offerta di lavoro a Seattle, inizialmente l’abbiamo rifiutata. Già, perché avevo passato tredici anni a promettere a tutti che non sarei mai tornata negli Stati Uniti. Ma con un’altra tormenta di neve che si è abbattuta a metà aprile, ci siamo seduti e abbiamo iniziato a pensarci seriamente. Venendo da New York, mi sono convinta che Seattle potesse rappresentare comunque un’avventura, quasi come trasferirsi in un paese straniero.

Il ritorno a casa: la sorpresa che non mi aspettavo

La sfida più grande nel tornare negli Stati Uniti è stata il mio orgoglio. Dovevo spiegare a famiglia, amici e follower sui social media che stavo tornando indietro. In molti modi, l’ho percepito come un fallimento. Ma si è rivelata la decisione giusta.

Dopo anni all’estero, è stato un sollievo ritrovare un paese di lingua inglese, una cultura che comprendevo appieno. La facilità di chiamare un idraulico, comunicare con il servizio postale e, soprattutto, costruire amicizie profonde e significative, mi ha fatto riscoprire il valore del mio paese d’origine. Sono passati due anni da quando ho firmato il contratto d’affitto a Seattle. Certo, la vita non è perfetta – vivere in cinque paesi diversi e viaggiare in oltre trenta mi ha insegnato che da nessuna parte lo è. Ma in questo momento, è meglio di quanto non sia mai stata.

Sei mai stato attratto dall’idea di un’avventura all’estero? E cosa ti ha fatto cambiare idea, se è successo?

Giulia Moretti
Giulia Moretti

Piacere, Giulia! Sono una giornalista digitale con la passione per il "problem solving". Adoro scovare curiosità e trucchi che nessuno conosce per risparmiare tempo e denaro. Il mio stile è diretto e pratico: se c'è un modo più furbo per fare qualcosa, lo troverò e lo condividerò con te nei miei articoli.

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