Immaginate un mondo in cui l’impossibile diventa routine, dove gli esseri umani viaggiano nello spazio profondo come facciamo oggi con i treni ad alta velocità. Per decenni, il sogno di tornare sulla Luna è stato relegato a libri di fantascienza e vecchi film. Ma ora, a oltre mezzo secolo dall’ultima impronta umana sulla sua superficie polverosa, la NASA sta per riscrivere la storia con la missione Artemis II. Se vi siete mai chiesti cosa ci vuole per tornare dove siamo stati una volta, preparatevi: il viaggio è più complesso e affascinante di quanto immaginiate.
Un balzo nel passato, un salto nel futuro
Ricordate Eugene Cernan, l’ultimo uomo a lasciare un’impronta sulla Luna nel dicembre 1972? Lasciò una promessa scolpita su una targa: “Questo è il nostro lascito… ad esplorare la Luna nello spirito di ‘Apollo'”. Un lascito che è rimasto in attesa per più di cinquant’anni. Nel frattempo, l’umanità si è accontentata di orbitare attorno alla Terra, un ciclo infinito senza mai avventurarsi più lontano.
Ora, questo ciclo sta per spezzarsi. “Manderemo quattro persone con la missione ‘Artemis II'”, annuncia Jeremy Parsons della NASA. Il loro compito? Un giro intorno alla Luna, un’impresa che non si vedeva dalla fine del programma Apollo. E con ‘Artemis III’, Parsons promette, “quattro persone atterreranno sulla Luna”. Ma prima di fare un nuovo passo su quel suolo alieno, c’è una tappa cruciale: un volo di prova, un giro che metterà alla prova non solo la tecnologia, ma anche la memoria della NASA di ciò che un tempo le era così familiare.
Le grane tecniche che rallentano l’Apollo dei giorni nostri
Il cammino verso le stelle, si sa, non è mai una passeggiata. La missione Artemis II, pensata per essere un ritorno trionfale, si sta scontrando con una serie di ostacoli imprevisti. Durante le ultime “prove generali”, più volte si sono verificati intoppi tecnici che hanno fatto slittare il lancio. Uno dei problemi principali è stato il rifornimento del gigantesco razzo SLS (Space Launch System). Pensate a una miscela di ossigeno e idrogeno liquidi, altamente esplosiva, e alla delicata coreografia di un countdown che deve essere impeccabile.
Ma cosa è andato storto? Inizialmente, le guarnizioni dell’idrogeno hanno ceduto. Dopo averle riparate, è stato l’elio liquido a creare problemi. Questo gas, pur non essendo carburante diretto per lo stadio principale del razzo, è fondamentale per mantenere la pressione e la temperatura corrette nel motore dello stadio superiore. Si sospetta che una linea a terra, vicino alla torre di lancio, abbia causato questo mancato afflusso di elio. La cosa è particolarmente frustrante, perché un problema simile all’approvvigionamento di elio ha già causato mesi di ritardi per la missione precedente, Artemis I, nel 2022.
- Problemi alle guarnizioni dell’idrogeno liquido.
- Mancanza di pressione dell’elio liquido nello stadio superiore.
- Ritardi accumulati che mettono pressione sulle finestre di lancio.
La corsa contro il tempo è serrata: l’obiettivo è partire entro il primo aprile, il prossimo “finestra di lancio” disponibile. E se tutto andrà per il verso giusto, la prima tappa sarà un giro intorno alla Terra, spiega Reid Wiseman, comandante di Artemis II. Un modo per un check-up completo, a 10.000 chilometri di distanza.
Una crew che rompe gli schemi
La missione Artemis II non è solo un ritorno alla Luna, ma anche un simbolo di inclusività. La crew di quattro persone segna una svolta epocale:
- Victor Glover sarà il primo astronauta afroamericano a orbitare attorno alla Luna.
- Christina Koch sarà la prima donna a intraprendere un viaggio del genere.
- Jeremy Hansen rappresenterà il Canada, segnando la prima volta per un astronauta canadese in una missione lunare.
Questa diversità è una scelta deliberata dell’amministrazione Biden, un netto contrasto con l’era di “uomini bianchi” che ha dominato le precedenti esplorazioni lunari. E mentre le missioni Apollo prevedevano tre astronauti, con solo due che atterravano, Artemis punta a un equipaggio più numeroso, facilitando l’integrazione di partner internazionali.
Il ruolo cruciale dell’Europa e l’Europa che guarda al futuro
Ma non è solo l’America a puntare alla Luna. Il “cervello” tecnologico di Artemis II, l'”Orion” (la capsula abitativa), è potenziato dal Modulo di Servizio Europeo (ESM), costruito dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Questo modulo non solo fornisce energia, aria, acqua e carburante, ma è anche il motore che porterà Orion intorno alla Luna. È già stato testato con successo su Artemis I, dimostrando la sua affidabilità.
E non finisce qui. A partire da Artemis IV, si prevede che astronauti europei, tra cui i tedeschi Alexander Gerst e Matthias Maurer, si uniranno alle missioni lunari. L’Europa ambisce a lasciare la propria impronta sulla Luna entro la fine di questo decennio, un traguardo ambizioso ma non impossibile, realisticamente fattibile non prima del 2028. Per l’industria spaziale europea, ogni missione Artemis rappresenta un’opportunità, poiché ogni volta è necessario un nuovo modulo di servizio.
La vista che cambierà tutto
Jeff Radigan, direttore di volo per Artemis II, descrive la prospettiva lunare in modo vivido: “Se tenete un pallone da basket con il braccio teso, quella è la dimensione della Luna che l’equipaggio vedrà”. A circa 10.000 chilometri di distanza, una distanza mai raggiunta prima dall’uomo, i dettagli della superficie lunare saranno chiaramente visibili: “Si vedranno le fossette sul pallone”, dice Radigan, riferendosi ai crateri. La capsula “Orion”, soprannominata “Integrity” dall’equipaggio, dopo aver completato il suo viaggio lunare, tornerà sulla Terra per ammarare nell’Oceano Pacifico, dove verrà recuperata insieme all’equipaggio. Un cerchio che si chiude, con la speranza che questo sia solo l’inizio di una nuova era di esplorazione.
Ma cosa succederebbe se, durante questo viaggio epico, qualcosa dovesse andare storto? L’equipaggio è pronto a tutto, ma la speranza è che il controllo missione da Houston dia il “via libera” per proseguire, come accadde nel 1972. Quali sfide pensate che la prossima generazione di astronauti dovrà affrontare per conquistare definitivamente la Luna?








