L’uomo è ancora in evoluzione sul plateau tibetano: uno sguardo scientifico

Si pensa spesso che l’evoluzione sia un processo finito, qualcosa accaduto millenni fa. Ma cosa succederebbe se ti dicessi che l’uomo sta ancora evolvendo, proprio adesso, sotto i tuoi occhi? Le prove sono scolpite nel nostro DNA e un gruppo di scienziati ha scovato indizi sorprendenti tra le vette inospitali del Tibet. Preparati a mettere in discussione tutto ciò che credevi di sapere sulla specie umana.

Le sfide dell’altitudine: una lotta per ogni respiro

Immagina di scalare una montagna imponente. Dopo una certa quota, l’aria diventa rarefatta, ogni respiro è una fatica e la testa inizia a pulsare. Questo è il mal di montagna, la reazione del corpo alla drastica diminuzione di ossigeno. Eppure, su un vasto altopiano a migliaia di metri d’altezza, una comunità umana non solo sopravvive, ma prospera.

Come i tibetani sfruttano un’aria “povera” di ossigeno

Per oltre 10.000 anni, gli abitanti del plateau tibetano hanno vissuto in un ambiente dove l’ossigeno è significativamente meno abbondante rispetto al livello del mare. Invece di soccombere, i loro corpi si sono trasformati. Le generazioni si sono adattate in modi straordinari, ottimizzando il modo in cui il loro sangue trasporta ossigeno ai tessuti, un fenomeno che per la maggior parte delle persone causerebbe ipossia, una condizione potenzialmente letale.

L’antropologa Cynthia Beall della Case Western Reserve University, che studia da anni queste popolazioni, definisce questo fenomeno “affascinante”. La ragione è semplice: lo stress è estremo, uniforme per tutti a una data altitudine, ed è misurabile. Come afferma Beall, “È un magnifico esempio di come e perché la nostra specie ha così tanta variazione biologica”.

La chiave per l’evoluzione: il successo riproduttivo

Per svelare i segreti di questi adattamenti, i ricercatori hanno guardato a un indicatore primario di “fitness evolutiva”: il successo riproduttivo. In termini semplici, sono le donne che portano a termine gravidanze e danno alla luce figli vivi quelle che passano le loro caratteristiche alla generazione successiva.

Le caratteristiche che massimizzano la sopravvivenza in un ambiente specifico sono le più probabili a essere quelle che troviamo nelle donne che riescono a superare lo stress della gravidanza e del parto. Queste donne, a loro volta, avranno più figli. E quei figli, avendo ereditato i tratti di sopravvivenza dalla madre, saranno più propensi a sopravvivere, riprodursi e tramandare quelle stesse caratteristiche.

Un sorprendente equilibrio di salute

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ha analizzato 417 donne tibetane tra i 46 e gli 86 anni, residenti a oltre 3.500 metri d’altitudine. I ricercatori hanno registrato il numero di figli nati vivi (da 0 a 14 per donna, con una media di 5,2) e diverse misurazioni fisiche e di salute.

Una delle misurazioni chiave era il livello di emoglobina, la proteina nei globuli rossi che trasporta l’ossigeno. Sorprendentemente, le donne con il più alto tasso di natalità non avevano livelli di emoglobina né eccessivamente alti né bassi, ma appunto medi per il gruppo di riferimento. Tuttavia, la saturazione di ossigeno della loro emoglobina era notevolmente alta.

Questo suggerisce un adattamento incredibilmente efficiente: massimizzare l’apporto di ossigeno alle cellule e ai tessuti senza però “ispessire” il sangue. Un sangue troppo denso metterebbe a dura prova il cuore, costringendolo a lavorare di più per pompare un fluido più viscoso.

Beall sottolinea un punto cruciale: “In precedenza sapevamo che un’emoglobina più bassa era benefica, ora capiamo che un valore intermedio offre il massimo vantaggio. Sapevamo che un’alta saturazione di ossigeno dell’emoglobina era benefica, ora capiamo che maggiore è la saturazione, più è benefica. Il numero di figli vivi quantifica i benefici.”

È stato inaspettato scoprire che alcune donne potevano avere molti figli anche con valori bassi di alcuni tratti legati al trasporto di ossigeno, purché avessero valori favorevoli di altri tratti simili. Le donne con il maggior successo riproduttivo presentavano anche un elevato flusso sanguigno nei polmoni e i loro cuori avevano ventricoli sinistri più ampi del normale, la camera cardiaca responsabile del pompaggio del sangue ossigenato nel corpo.

Questi tratti, presi nel loro insieme, aumentano la velocità di trasporto e consegna dell’ossigeno, permettendo al corpo umano di sfruttare al meglio l’aria povera di ossigeno che respira.

Oltre la biologia: il ruolo della cultura

Naturalmente, non si può ignorare l’influenza dei fattori culturali. Le donne che iniziano a riprodursi in giovane età e hanno matrimoni lunghi tendono a essere esposte per più tempo alla possibilità di una gravidanza, il che aumenta anche in numero di figli nati vivi. Nonostante ciò, le caratteristiche fisiche hanno giocato un ruolo fondamentale.

Le donne nepalesi con fisiologie più simili a quelle di donne che vivono in ambienti a bassa altitudine non stressata tendevano ad avere il tasso di successo riproduttivo più alto. Questo è un chiaro esempio di **selezione naturale in atto**, e la sua comprensione ci fornisce una chiave di lettura più profonda sui processi dell’evoluzione umana.

E tu, cosa pensavi dell’evoluzione umana prima di leggere questo articolo? Ti aspettavi che fossimo ancora in piena trasformazione?

Giulia Moretti
Giulia Moretti

Piacere, Giulia! Sono una giornalista digitale con la passione per il "problem solving". Adoro scovare curiosità e trucchi che nessuno conosce per risparmiare tempo e denaro. Il mio stile è diretto e pratico: se c'è un modo più furbo per fare qualcosa, lo troverò e lo condividerò con te nei miei articoli.

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