Ti senti spesso stanca e senza energie, anche se pensi di mangiare sano? Potrebbe esserci una spiegazione inaspettata. Negli ultimi anni, il monitoraggio della glicemia è diventato un trend nel mondo del benessere, promettendo più energia e un miglior controllo del peso. Ma cosa succede quando ti immergi in questo mondo di dati? Preparati a scoprire una realtà che va oltre i semplici zuccheri.
Il fascino iniziale dei dati in tempo reale
L’esperimento è iniziato con un piccolo puntura sul braccio: l’applicazione di un sensore per il monitoraggio continuo della glicemia (CGM). Una piccola scaglietta bianca con un ago sottile, che per due settimane avrebbe inviato dati sul mio livello di glucosio direttamente sul mio smartphone.
Confesso, all’inizio è stato eccitante. Avere accesso a una cifra che, secondo molti influencer del benessere, è la chiave per sbloccare maggiore energia e benessere. La prima cosa che ho fatto? Concedermi un ricco tartufo al cioccolato. Non ci sono state sorprese: la linea sul grafico è schizzata verso l’alto, ma è rimasta all’interno dei limiti “sani” indicati dall’app, tra 3,9 e 7,8 mmol/L. Quel grafico diventava il mio oroscopo quotidiano: ogni pasto, ogni attività fisica, persino lo stress, si traduceva in una variazione della curva.
La trappola della giudizio: “buono” o “cattivo”?
Ben presto, mi sono ritrovata a etichettare i miei pasti come “buoni” o “cattivi” in base al loro impatto sulla mia glicemia. Una mentalità trasparente, ma pericolosa. Anche un pasto ricco di proteine e fibre, come il mio amato chili di tacchino con riso rosso, mi ha portata a sfiorare il limite superiore del range “sano”, facendomi interrogare sulla quantità. E la vera sorpresa? Un piatto di soba noodles con tofu e verdure, che consideravo un pasto equilibrato, ha causato il primo picco significativo.
I colpevoli inaspettati
La confusione aumentava quando, il giorno dopo, lo stesso piatto di noodles non provocava alcun picco, mentre il chili di tacchino sì. Ho iniziato a compilare una lista di alimenti che, sorprendentemente, facevano aumentare la mia glicemia più di un dolce occasionale:
- Un mocha con latte intero a stomaco vuoto.
- Una confezione di gallette di lenticchie.
- Nuggets di pollo.
- Un Wellington ai funghi con patate arrosto e cavolfiore al formaggio.
- Salmone al Mirin con riso giapponese e verdure.
- Tortino di tonno integrale.
Molti di questi li avrei definiti “equilibrati”, eppure la mia curva glicemica impazziva. Senza un esperto a interpretare questi dati, mi sentivo persa.
Quando i dati diventano un’ossessione
L’app, nel tentativo di aiutarmi, mi suggeriva esercizi mirati ogni volta che la mia glicemia saliva. 15 squat, 5-10 minuti di sollevamenti dei polpacci o una passeggiata veloce. All’inizio, ho provato a seguire questi consigli, ma il desiderio di controllare costantemente il mio corpo è diventato un vero e proprio tormento. Ogni boccone era accompagnato da un’ansia latente: sapevo che la mia linea sarebbe cambiata, e l’app me lo avrebbe ricordato prescrivendomi dello sport come fosse una punizione.
Sentivo di essere intrappolata in una prigione di zuccheri, dove l’unica via d’uscita sembrava essere un’ottimizzazione costante e, a volte, inutile della mia già sana dieta.
L’ottimizzazione della salute: una trappola perenne?
Ero partita con l’idea di migliorare la mia energia e concentrazione. Ma presto ho capito che l’ottimizzazione della salute è un percorso senza fine. Appena padroneggi un valore, se ne presenta un altro. Sebbene sia noto che troppi picchi glicemici aumentino il rischio di obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiache, gli esperti concordano sul fatto che per chi non soffre di queste condizioni, il monitoraggio costante possa generare ansia non necessaria.
Ormai già monitoro il sonno, mi concedo passeggiate quotidiane, corro una volta a settimana e limito la caffeina. Aggiungere un ulteriore livello di controllo, anche se legato alla salute, mi faceva sentire sul confine tra benessere e ossessione. Forse era l’ago costante nel braccio, o la sensazione di essere spiata dal mio telefono come in un episodio di Black Mirror, ma mi sono resa conto: questo non è il tipo di “salute” che cerco.
E tu? Hai mai provato a monitorare la tua glicemia o altri parametri biometrici? Come ha influenzato il tuo rapporto con il cibo e il tuo benessere generale?








